Slash. Educazione alla Bellezza

Parlano all’unisono immersi dentro un contenitore di poesia che muove dal significato di un segno grafico. SLASH, come separazione, divisione netta, come l’approdo a una forma di pensiero che viene dopo un percorso lungo quanto il corso di una vita. Appassionata. Fatta di domande appassionate. Di introspezione appassionata. Di sogni altrettanto appassionati. Quelli di Marisa Pasqualini e Luca Rizzo. Voce corale, pensiero complice, sempre sintonico nel bene e nella male, nelle scelte e negli errori, nelle salite e nelle discese che un cammino di ricerca inevitabilmente impone.

“Il concept è nato proprio da noi, perché rispecchiasse noi. Tolti di mezzo architetti, interior designers, light designers e quant’altro, abbiamo voluto dare spazio esclusivamente agli abiti, creare loro un luogo che non necessitasse di null’altro se non dell’educazione al prodotto. Che è educazione alla bellezza in fondo. Come definire la bellezza? Non necessariamente qualcosa di eclatante, anche un dettaglio, un particolare. In mezzo al tutto, qualcosa che ti entra nel cuore.”

Un luogo pieno di emozioni. Essenziale. Pulito. Lineare. Che vive di inflessioni monocromatiche. Che accarezza la perfezione, nella cura e nei dettagli. Moderno nell’inseguire la libertà di pensiero. Contemporaneo nell’eliminare le costrizioni del vestire. In cui le scelte sono dettate esclusivamente da un criterio emozionale che trascende e ridefinisce il concetto di logo. Perché è l’emozione che giuda qui dentro non l’etichetta. Perché l’abito una volta comprato è di chi lo indossa non di chi l’ha fatto.

“Non parliamo di moda, il sistema moda non esiste per noi. Esiste un gusto, quello si, e noi vestiamo delle persone seguendo un certo gusto. Non pensiamo mai questa cosa è di moda quindi dobbiamo farla nostra, altrimenti non avremmo uno spazio popolato di brand che forse ai più non sono così noti. Un percorso di vita, non solo professionale, lungo il quale non sono mancati sbandamenti, come è normale che sia, come è nella natura dell’essere umano. Però il risultato finale della nostra evoluzione è questo luogo, così come lo vedi. Totalmente aderente a noi, alla nostra personalità, al desiderio profondo di trovare qualcosa di diverso rispetto alla deriva commerciale che la moda ha preso negli ultimi anni. Al bisogno, per così dire, di andare nella direzione opposta al mondo. Non per presunzione ma per indole.”

Abitano qui nomi noti quali Comme des Garcons, Yohji Yamamoto, Rick Owens e Isabel Benenato che è inevitabile ci siano perché sposano perfettamente questo ideale estetico, parlano esattamente questo linguaggio. Ma insieme a loro, che hanno una forza e una fascia di mercato già ben consolidata, convivono realtà esordienti, giovani pieni di talento e potenziale che trovano in questi due mecenati del gusto un vero e proprio punto di riferimento. Perché dediti non solo alla ricerca e all’attività di talent scouting ma perché fautori di un vero e proprio sostegno, anche economico. Che induce, in tempi di crisi come questi, a incoraggiare progetti validi di giovani studenti o creativi che ancora non sono riusciti a far sentire la loro voce.

“A noi quello che interessa davvero è spingere realtà piccole, come Marios per esempio, comprato da quando è nato, fin dalla sua prima collezione. Come i due spagnoli di Coruña con il loro brand D-due, designers che fanno la poesia in Europa e hanno una delicatezza paragonabile solo a quella dei giapponesi. Oppure gli straordinari Comeforbreakfast che tanto esordienti più non sono o i genovesi di Avan Toi con la loro sensibilità speciale nel lavorare il cachemire. Ecco, con tutti loro è amore, un matrimonio che dura per sempre, un rapporto indissolubile che prosegue anche quando i momenti sono duri. Che evolve grazie al dialogo, al confronto volto a migliorare il prodotto, a cambiare le forme se necessario, a crescere insieme.”

In virtù dei risultati, non solo di un ideale poetico, la prossima destinazione sarà Venezia. Un piccolo spazio nel fascino immenso di una delle città più belle al mondo. A testimonianza del fatto che un pensiero progettuale, di senso, di lungo respiro ancora paga. E va di certo nella direzione opposta a quella dell’industria della moda ma produce effetti sorprendenti. A conferma che la magia di queste due persone si merita un pezzettino della magia di Venezia. Ah Venezia…ma meglio di me lo diceva Andrea Zanzotto recitando Filò:

« Oci de bissa, de basilissa,

testa de fogo ch ‘l giasso inpissa,

nu te preghemo: sbrega sù fora,

nu te inploremo, tuto te inplora;

móstrite sora, vien sù, vien sù,

tiremo tuti insieme, ti e nu

aàh Venessia aàh Venissa aàh Venùsia. »

Ringraziamo Francesca Interlenghi di The Dummy’s Tales ,
per il momento di reciproca sensibilità trascorso insieme durante l’intervista.

Instagram: instagram.com/the_dummys_tales – Facebook: facebook.com/thedummystales  – Twitter: @thedummystales

intervista

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